NOTTATA ALL’IDEAL STANDARD (ANZI: FUORI DAI CANCELLI DELL’IDEAL STANDARD)
July 2nd, 2009 @ 4:22 pm
Mezzanotte, in via Milano, sto tornando a casa. La mia attenzione viene catturata da un gazebo, davanti all’Ideal Standard, degli uomini attorno ad un tavolo, stanno mangiando, e bevendo.
So che l’Ideal Standard sta per chiudere, mi hanno dato un volantino mercoledì mattina, quando sono usciti in strada per fermare il traffico. Staranno scioperando, penso.
EHI! MA è MEZZANOTTE. Stanno facendo un picchetto notturno. Parcheggio sotto casa, salgo, entro in casa.
Cazzo, penso. Cazzo, penso un’altra volta.
Riapro la porta, scendo le scale, m’infilo in macchina e parcheggio davanti all’Ideal Standard.
E vado da loro, tra loro, con loro.
Mi guardano stupiti, ma sorridono. Gli chiedo cosa stanno facendo, cosa sta succedendo, che intenzioni hanno. Mi siedo attorno al tavolo anch’io, mi offrono da bere, da fumare, mi chiedono, vogliono sapere cosa ci faccio lì. Non so come spiegargli che non posso essere indifferente a certe cose, che non posso far finta di non vedere, che è più forte di me.
Che sarei andata a dormire con la coscienza sporca se non mi fossi fermata lì, perchè non avrei fatto nulla per lottare con loro. Ognuno di loro potrebbe essere mio padre.
Troppe volte non ho potuto, non ho voluto, non ho fatto. So che la mia presenza non può cambiare le cose, ma almeno ho manifestato loro la mia solidarietà, e non l’ho fatto dalle fredde righe di un giornale, o di un comunicato stampa letto alla radio, ma con la mia presenza, con il mio corpo, con la mia voce.
Due di loro anche ancora la tuta blu, con tanto di attrezzi nelle tasche. “Avremmo dovuto essere dentro a lavorare, ma chi ce lo fa fare? lunedì chiude tutto.” Cazzo, queste cose le ho viste solo in televisione.
Cazzo, un picchetto notturno.
Non ne avevo mai visto uno. Non ne avevo mai fatto uno.
Neanche noi, dicono.
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